| Bill Seaman
Secondo Seaman è necessario che il poeta si confronti prima
di tutto con l’ambiente tecnologico e virtuale e si impegni
nella creazione di meccanismi tecnopoetici che gli diano la possibilità
di far intravedere come i vari elementi semantici
si contestualizzano, decontestualizzano e ricontestualizzano e come
essi acquistano funzionalità semantiche se inseriti in uno
specifico ambiente.
Dalla traduzione digitale di altri media – vecchi
film, testi , fotografie, rumori, musiche – Seaman deriva
di volta in volta un’opera opera che è il conglomerato
di diversi componenti mediatici ciascuno con i propri contenuti
ai quali l’utente può accedere attraverso l’interazione
fisica e intellettuale.
Il sistema computerizzato accosta spezzoni dei vari media, in base
alle azioni dell’utente ed in maniera auto-organizzativa,
ricombinando continuamente la loro configurazione e creando quella
che Seaman chiama una “prossimità semantica”
.
Attraverso l’interazione con questi meccanismi è quindi
possibile esplorare gli elementi mediatici e i loro processi semantici
mentre essi sono operativi e fare esperienza diretta di uno spazio
elettronico in mutamento, uno spazio che è appositamente
costruito per mostrare le sfuggenti relazioni tra gli elementi che
lo compongono e per rendere evidenti la stratificazione, la giustapposizione
e l’interpenetrazione tra i loro significati. |